Luca Carbone

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Sivori

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Enrique Omar Sivori (San Nicolás de los Arroyos,  1935 – San Nicolás de los Arroyos, 17 febbraio 2005) è stato un  argentino naturalizzato italiano.
Chiamato El Cabezón (il capoccione, per la folta capigliatura scura che spiccava sul corpo minuto) o anche El Gran Zurdo (il grande mancino)[3], Sivori vince con la maglia della Nazionale argentina la Copa América 1957 e fu campione del calcio argentino per un triennio: 1955, 1956 e . In carriera mise a segno 146 reti nel campionato italiano e 8 con la maglia della Nazionale italiana.
Considerato uno dei giocatori argentini più forti di tutti i tempi[3], occupa la 16 posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori sudamericani del XX secolo pubblicata per IFFHS nel 2004.Detiene, assieme a Silvio Piola, il record di maggior numero di gol segnati in una singola partita di Serie A: il 10 giugno 1961 siglò infatti ben 6 reti nella ripetizione della gara di ritorno tra Juventus ed Inter della stagione 1960-1961, terminata con il punteggio di 9-1 per i bianconeri, in cui la squadra milanese scese in campo con la formazione primavera in segno di protesta.
Nel marzo 2004 è stato inserito nella speciale classifica , che raggruppa i maggiori fuoriclasse di sempre.
È stato certamente fra i calciatori più amati dai tifosi delle squadre in cui ha giocato.
Giocatore dalle inusuali doti tecniche, dotato di un dribbling ubriacante e di un  sopraffino, usava giocare con i calzettoni abbassati e senza la protezione dei parastinchi (come gesto di sfida verso gli avversari, che spesso superava in tunnel): per questo stile i giornalisti sportivi coniarono termini quali calzettoni alla "cacaiola", o alla Sivori. A queste particolarità si aggiungeva l'abitudine di lasciar scivolare con finta disinvoltura la sua maglietta numero 10 fuori dai calzoncini.
Uno dei suoi colpi migliori e più naturali era il cosiddetto tunnel, cioè l'abilità di far passare la palla fra le gambe dell'avversario disorientandolo con movimenti zigzaganti e finte repentine
Complessivamente Sivori ha militato soltanto in tre squadre: River Plate,  e Napoli.
Dopo aver esordito nelle file del River Plate di  - squadra con la quale iniziò a giocare per interessamento dell'ex-juventino, Renato Cesarini - giunse in Italia nel 1957 e nelle file della squadra torinese (nella quale militò fino al 1965) formò un formidabile trio offensivo assieme al vigoroso centravanti gallese John Charles e all'elegante trequartista e rifinitore Giampiero Boniperti. Indossa la maglia bianconera in 257 partite (215 in A, 23 in Coppa Italia e 19 in Europa), segnando 170 reti (135 in A, 24 in Coppa Italia e 12 in Europa)[5] [6] e vincendo tre scudetti e tre Coppe Italia.è[7]
Nel 1965 cede alle lusinghe del Napoli anche grazie ad insanabili contrasti con l'allora allenatore juventino Heriberto Herrera di cui non sopportava la stretta disciplina. In maglia azzurra formerà una straordinaria coppia-gol sudamericana con Josè Altafini. All'ombra del Vesuvio vive una seconda giovinezza: la squadra vince subito la Coppa delle Alpi (1966), ed è protagonista in serie A con un terzo posto nello stesso anno, un quarto l'anno dopo, ed un secondo nel 1968. Un grave infortunio al ginocchio destro durante una tournée del Napoli in Colombia nell'estate del 1967, lo metterà a disposizione della squadra partenopea a mezzo servizio nelle ultime due stagioni, ed uno storico litigio con l'arbitro  durante Napoli-Juventus del 18 dicembre 1968, culminato con un'espulsione e successivi sei turni di squalifica, lo convincono, a meno di trentaquattro anni, a metter fine alla propria straordinaria carriera.
Vinse il titolo continentale sudamericano nel 1957 giocando nella nazionale argentina. Nel  Sivori vinse il Pallone d'oro e l'anno successivo, in virtù della sua condizione di , poté essere impiegato nella nazionale di calcio italiana che partecipò ai Mondiali cileni del 1962. Con la maglia della nazionale azzurra Sivori disputò in tutto appena nove incontri.
Con altri due fuoriclasse argentini - Antonio Valentin Angelillo e Humberto Maschio - aveva già formato nella nazionale argentina (diciotto presenze) un trio destinato a rimanere nella memoria con il nome di trio degli Angeli dalla faccia sporca (appellativo mutuato dal titolo del film del  Gli angeli con la faccia sporca) per l'aria da impertinenti scugnizzi che i tre avevano sul campo e fuori. Invano, il terzetto poté ricostituirsi nelle squadre di club italiane dalle quali i tre furono successivamente ingaggiati (mentre Sivori approdò a Torino, gli altri due si trovarono a giocare per la rivale di sempre della Juventus, l'Inter). Successivamente solo Angelillo, riuscirà nel 1967 a riconciliarsi calcisticamente (seppur per un brevissimo periodo) al fuoriclasse argentino: con la maglia del Napoli, durante la tournée partenopea in Colombia, che vedrà Sivori protagonista del già citato grave infortunio.
Allenatore e commentatore sportivo
Per brevissimo tempo Sivori si cimentò nel ruolo di allenatore; quando abbandonò il calcio, la polemica con la classe arbitrale si trasferì dai campi di gioco alla televisione e Sivori si dimostrò per lungo tempo competente ed apprezzato commentatore.
Nel 1973 diventò commissario tecnico della nazionale Argentina con il compito di qualificare la "biancoceleste" ai . Incarico delicato in quanto l'Argentina aveva fallito la qualificazione nel 1970. Sivori ottenne la qualificazione ai danni di Paraguay e Bolivia con 3 vittorie ed un pareggio: celebre fu la mossa con la quale, dovendo giocare due partite ravvicinate, uno a livello del mare ed un'altra ai 3650 mt di quota di La Paz allestì due squadre. Mentre la prima si allenava a Buenos Aires e si recò ad Asuncion dove pareggiò col Paraguay, la seconda ("nazionale da montagna" venne definita) fu portata ad allenarsi sulle Ande, per acclimatarsi in quota.
Venne però poco dopo allontanato dalla guida della nazionale per divergenze con il presidente della federazione e per le sue scarse simpatie nei confronti di Juan Domingo Peron rientrato in Argentina e tornato presidente in quei giorni.
È comparso nel film con Alberto Sordi Il presidente del Borgorosso Football Club.
Negli ultimi anni di vita lasciò l'Italia per tornare a vivere in Argentina.
Sposato con Maria Elena Casas, da lei ebbe tre figli: Nestor, Miriam e Humberto (quest'ultimo morto per un tumore nel giugno 1978, all'età di quindici anni).
Omar Sivori muore il 17 febbraio 2005 nella sua casa di San Nicolás - intitolata da lui, La Juventus in omaggio al club italiano

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